Nell’ultimo libro di Cesare Pavese, La luna e i falò, si può trovare il seguente passo:
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« No » disse Nuto, « se ci andavo, mi bruciavano la casa. »
Nella riva del Salto Nuto aveva tenuto nascosto dentro una tana un partigiano ferito e gli portava da mangiare di notte. Me lo aveva detto sua mamma. Ci credevo. Era Nuto. Soltanto ieri per strada incontrando due ragazzi che tormentavano una lucertola gli aveva preso la lucertola. Vent’anni passano per tutti.
«Se il sor Matteo ce l’avesse fatto a noi quando andavamo nella riva» gli avevo detto, « cos’avresti risposto? Quante nidiate hai fatto fuori a quei tempi? »
«Sono gesti da ignoranti » aveva detto. « Facevamo male tutt’e due. Lasciale vivere le bestie. Soffrono già la loro parte in inverno. »
« Dico niente. Hai ragione. »
« E poi, si comincia così, si finisce con scannarsi e bruciare i paesi. »
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Wikipedia: "Sempre nel 1949, scritto nel giro di pochi mesi e pubblicato nella primavera del 1950, scrisse La luna e i falò che sarà l’opera di narrativa conclusiva della sua carriera letteraria."